Trotti11 02SANDRO TROTTI …. di Daniele Taddei

L’inizio ufficiale, quello da cui parte la sua carriera artistica in campo nazionale, è il 1959, quando la Galleria “La Medusa” di Roma diretta dal dr. Bruni, lo inserisce “ a contratto” tra gli artisti della scuderia che annoverava a quel tempo nomi come de Chirico, Savinio, de Pisis, Campigli, solo per citare gli italiani.
Dal 1959 al 1969 il linguaggio dove si cimenta maggiormente Trotti è quello legato all’astratto-informale, di quel decennio ricordiamo con temporalità i “soggetti” da lui realizzati.
I primi lavori, fino al 1961 venivano chiamati “Assi Cartesiani” alternati dalla sperimentazione dei “Cellophane” e ricordiamo la serie dei “Cerchi” e delle “Strisce” e “Bianchi e Neri”, unitamente alla ricerca sui “Chicchi di Riso”, dal 1965 al 1968 sono i “Crates” ad occuparlo nel suo lavoro. Queste opere sono state così immaginate e intitolate dal suo illustre amico Emilio Villa, storico, critico, studioso, letterato, poeta tra i maggiore che l’Italia abbia avuto nel secondo Dopoguerra.
Il 1969 è l’anno di transizione, Trotti inizia ad abbandonare la ricerca Astratto-Informale per ritornare alla Figurazione, un linguaggio che nella sua nuova espressione rimanderà sempre all’esperienza precedente per il continuo movimento geometrico.
Fino al 1979 assisteremo ad un decennio dove si esalterà più di tutti la sapienza pittorica di Sandro Trotti con soggetti che verranno riconosciuti dal mercato e dalla critica più autorevole.
Ecco allora i “Nudi Bianchi” assoluti capolavori d’Arte per il loro linguaggio ” post cubista” e per la materia tanto da dare “umanità e vitalità” ai soggetti rappresentati. Conseguentemente troveremo gli studi sulle “Barche e Argani” e sulle “Mucche”, due omaggi alla sua terra che l’hanno visto protagonista sin dalla sua infanzia.
Poi la mirabile serie dei “Gerani” un vero omaggio alla natura ed alla donna, questi dipinti non superano come numero una quarantina e sono stati eseguiti quasi in due anni, dal 1976 al 1977.
Infine i “Budda … Bianchi E Neri” degli anni 1978/79 in ricordo ed omaggio al mondo orientale di cui è stato sempre attratto … ancora oggi in Cina viene considerato uno dei maggiori pittori dell’occidente e riconosciuto uomo di grande cultura .
Dagli anni 80 ad oggi continuerà il periodo figurativo con i mirabili ritratti, le campagne marchigiane, i paesaggi di Roma e Venezia, le donne orientali, dipinti di una intensità unica con una freschezza cromatica senza pari, immagini che catturano l’uomo, anche quello più distratto o indifferente.
Sono questi gli anni dove Sandro Trotti ritrova la sapienza del disegno, una tecnica che non ha mai abbandonato e che nei momenti di maggiore tensione si è sempre rivelata un “toccasana” per la propria ricerca e sperimentazione.
E’ coinvolgente quanto emozionante osservare Sandro muoversi sulla carta con il lapis o la sfera, movimenti continui, quasi sempre circolari come a voler magnificare il segno, e poi quei passaggi violenti sull’immagine come a dimostrare tutta la sua forza, tutto il suo pensiero.
Non c’è disegno di Trotti che non abbia questa caratteristica, sono lavori immediati ma ricchi di significato, forse sono le sue emozioni, i suoi stati d’animo, un suo disegno non è altro che la prova della sua conoscenza, conoscenza maturata in tutti questi anni che lo hanno visto un vero esploratore dell’Arte Italiana del Dopoguerra.

Inaugurazione 27 febbraio 2016 ore 18 3B Gallery Roma fino al 10 marzo 2016 Via della Balduina,105 Roma